canne organo Giuseppe Scotti
CANNE PER ORGANO

Dal 1880 al servizio
di alcuni dei più importanti costruttori di organi
a canne italiani ed europei.

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L'ultracentennale esperienza accumulata nel settore, fa della ditta Scotti un'altra valida testimonianza del lavoro cremasco anche in campo internazionale. Dall'antico laboratorio di via Stazione a quello in via Monte di Pietà, quindi in via Milano, nel dopoguerra, in via Carlo Urbino, e infine, nel 1999 nella nuova sede in via Everest, i cannifonisti della ditta Scotti si sono sempre distinti per l'alto livello di professionalità e la valentia nella perfetta armonizzazione del suono delle singole canne secondo la gamma cromatica dei vari registri.

canne per ograno


Un tempo numerose e molto frequentate, le botteghe dei costruttori di canne per organo sono andate lentamente ma inesorabilmente scomparendo. Sembra che oggi, su tutto il territorio nazionale, quelle sopravvissute si possano contare sulle dita di una mano. Forse perchè i vecchi artigiani, di provata esperienza, non hanno più trovato garzoni disposti a imparare l'arte e ad apprendere i segreti di bottega. Forse perchè la modestia, la pazienza, la gran voglia di fare, ingredienti necessari per chi vuole cominciare, restano tuttora qualità molto impegnative. O forse perchè è venuto meno lo spirito di intrapendenza, il coraggio di iniziare con fatica e sacrificio pur nell'incertezza di un immediato guadagno.


Ma chi è il cannifonista?
La sua figura, nel variegato mondo dell'arte musicale, è tra quelle meno conosciute. Più popolare è invece l'organaro che identificandosi con il proprio manufatto, l'organo, presente sia nell'imponente cattedrale di città che nella piccola chiesa di paese, ha raggiunto una diffusa e consolidata notorietà. 

canne per organo

A ben guardare, più che l'organo nella complessività delle sue parti, in genere nascoste anche all'occhio dell'osservatore più attento, ciò che colpisce per l'impotenza e la maestosità è il corpo fonico, cioè le canne, in particolare quelle di facciata il cui valore estetico esalta lo strumento anche sul piano architettonico. Alle canne quindi è rivolta la massima attenzione sia da parte dell'osservatore profano che, soprattutto, dell'organaro, il quale, proprio per l'alto grado di specializzazione richiesto, si avvale spesso della collaborazione del cannifonista, vero artefice del complesso fonico dell'organo. E' il cannifonista che, guidato dal suo intuito, applica le leggi fisiche, valuta i rapporti, sviluppa i volumi, consentendo all'organaro di neutralizzare le interferenze e predisporre l'amalgama in cui si sciolgono i timbri particolari.  Le canne, che rappresentano dunque l'anima dell'organo, sono costituite da un cilindro in cui l'energia pneumatica si trasforma in vibrazione sonora. Divise in due gruppi, di facciata e interno, sono costruite con metallo o legno e, in tempi antichi, anche con cartone, vetro e metalli preziosi. In relazione al meccanismo di emissione del suono si dividono in sue grandi famiglie: canne ad ancia e ad anima. 


E' di queste ultime, e più precisamente quelle di metallo, che la ditta Scotti si occupa da sempre, ad ulteriore conferma che solo una specializzazione seria e mirata consente di raggiungere eccellenti risultati. La canna è distinta in tre parti: piede, anima, corpo. Il corpo è un rettangolo che, piegato e saldato secondo la lunghezza, assumerà l'aspetto di un cilindro.Il vertice è un cono con il vertice in basso munito di foro che si raccorda al buco del somiere. La massima circonferenza del piede è uguale a quella del corpo.organiL'anima è una lamella saldata tra piede e corpo che strozza il passaggio all'aria determinandone le vibrazioni. La lavorazione ha inizio con la trasformazione dei blocchi di metallo in lunghi e sottili fogli di lamiera. Attraverso un ciclo interamente realizzato nella nuova sede in via Everest 4/6 ed eseguito, ora come un tempo, nel faticoso provare e riprovare, migliorando con sapienza ed arte ogni pratica, i pani di metallo vengono fusi e lavorati fino ad essere trasformati in snelle e lucenti canne dalle svariate forme e dimensioni. Dalle piccole, di pochi centimetri, alle gigantesche di 10 m di altezza e 110 kgdi peso, queste meravigliose canne fanno bella mostra di sè installate su organi di tutto il mondo: a Cremona come a Lourdes e New York, in Belgio come in Brasile o in Svizzera, ovunque vanto dell'arte cremasca. La lavorazione successiva consiste nell'assottigliare la lastra fino ad ottenere lo spessore desiderato. Anticamente l'operazione avveniva piallando a mano, mediante un particolare attrezzo la «galera», mosso avanti e indietro da due persone. Il termine stesso, ancor oggi, ben esprime la misura della fatica spesa nel suo uso. Abbandonata la «galera» tra gli affettuosi ricordi e la nostalgia per un mondo in cui sacrificio e soddisfazione, stanchezza e piacere per l'opera ben fatto hanno rappresentato l'intima natura del lavoro artigiano, oggi identico risultato si ottiene ricorrendo al tornio. Qui la lastra, fissata alla parete della macchina, viene calibrata per mezzo di punte speciali che provvedono a levigare e asportare dal foglio il materiale in eccedenza fino ad ottenere uno spessore uniforme. 

canne

Poi con l'ausilio di apposite modine, tabelle di conversione della misura dei diametri nelle relative circonferenze, vengono segnate sulla lastra le dimensioni del corpo della canna; quindi si comincia a tagliare. Ancor oggi questa operazione viene eseguita con utensili che l'artigiano fabbrica da sè, secondo esperienza: un vecchio rasoio da barbiere, con opportune modifiche, diventa allora un ottimo attrezzo da taglio come pure un tondo di ferro, curvato ed affilato ad arte, si rasforma in un «crocetto» per incidere le lamine di metallo. Tracciata la forma del corpo corrispondente con un determinato registro, si procede a segnarne la bocca attraverso la quale verrà emessa la nota; l'apertura della bocca  avverrà solo quando il corpo avrà assunto la sua caratteristica forma cilindrica. A seconda del registro a cui è destinata e in rapporto al diametro della canna, la bocca potrà avere larghezze diverse. Dopo aver liberato la lamina precedentemente tagliata dalla patina grassa e dalle macchie utilizzando il bianco di Spagna, si procede a spalmare sui due lati prossimi alla saldatura la terra rossa, sostanza ottenuta mescolando rosso inglese, bianco di Spagna e colla di pesce, al fine di proteggere la tuba dal rischio di surriscaldamento che la successiva saldatura comporta. I fogli vengono quindi avvolti intorno ad un'anima di legno, e sagomati a guisa di cilindro percuotendoli con un bastone, quindi predisposti per la saldatura. Terminata questa operazione, la tuba viene ripulita dalla terra rossa e passata con cera per assicurare una migliore aderenza tra le parti saldate. Contemporaneamente viene preperato il « piede », a forma conica, che diventerà la sezione di raccordo fra il corpo della canna e la base d'appoggio sull'organo. Secondo un antico proverbio milanese, « un mestiere è un granaio », che non lascerà mai la pancia vuota. Così è la ditta Scotti che, come conferma l'attuale titolare signor Luca, ha lavoro già programmato per parecchio tempo.

scotti canne per organo